Archivi autore: Claudio Lalla

Alzheimer, una malattia su cui documentarsi

L’Alzheimer è una malattia che colpisce 40 milioni di persone nel mondo. Oggi è sostanzialmente incurabile, anche se la ricerca potrebbe fornirci nei prossimi decenni le cure necessarie. Il presente video andrebbe visto insieme a quello di Lisa Genova, che trovate su questo mio sito. In esso la ricercatrice italiana spiegava come poter prevenire questa grave malattia.

Esperienze di premorte e ricerca scientifica

La coscienza sopravvive o no alla morte? Pin van Lommel, cardiologo olandese, ha iniziato il proprio percorso di ricerca sulle NDE (Near-Death Experiences, o esperienze di premorte) dopo avere notato la quantità di pazienti che, a seguito di un infarto che aveva causato uno stato temporaneo di morte clinica, dichiaravano di avere avuto visioni dell’aldilà. Nel 2001 ha pubblicato su The Lancet (una delle più prestigiose riviste mediche internazionali) uno studio poi diventato celeberrimo sulle NDE. In questo libro ci illustra la sua ricerca scientifica sul problema  della vita dopo la vita.

Stress, sua gestione e salute

C’è modo e modo di confrontarsi con lo stress e può derivarne una grande differenza nei termini della nostra salute. La psicologa  Kelly Mcgonigal ce lo spiega in questa breve conferenza.

Le Near Death Experience (esperienze di pre-morte)

Un quadro fenomenico molto articolato che sopravviene quando la persona si trova in uno stato fisico caratterizzato dall’assenza di attività cardiaca e cerebrale oppure in uno stato di coma.  Stiamo parlando delle near death experience o NDE (esperienze di pre-morte). Si tratta di qualcosa ben più diffuso di quanto si possa pensare.  Uno studio condotto in Germania ha calcolato che il  4,2% della popolazione tedesca ricorda di aver vissuto una NDE. In questo breve documentario Raymond Moody – lo psichiatra che per primo, insieme a un altro medico, la dottoressa Elisabeth Kübler Ross, riconobbe l’esistenza delle NDE – intervista Eben Alexander, neurochirurgo che ha vissuto in prima persona una di tali esperienze. Inoltre nel filmato possiamo ascoltare i racconti di diverse altre persone che sono tornate da uno stato di morte clinica.

IADC: corso di formazione

Ho il piacere di informare che sabato 16 e domenica 17 Settembre 2017 condurrò a Roma un corso di formazione in Induced After Death Communication Therapy (IADC Therapy). Si tratta di un training volto a far acquisire nuove competenze professionali necessarie a quegli psicoterapeuti che fra i propri compiti di cura si assumono anche quello di aiutare i loro pazienti a elaborare il lutto che può averli colpiti e a sanare le conseguenze che possono derivare da quello che ha assunto la forma di lutto complicato.

Per consentire un’effettiva acquisizione della tecnica il training è a numero chiuso e pertanto il numero di partecipanti non potrà superare la soglia di 12. Al termine verrà rilasciato il Certificate of Training for After-Death Communication Therapy, che abilita all’applicazione dell’IADC nella pratica clinica.

Che cosa è l’IADC Therapy? Si tratta di una forma di intervento clinico che è stato sviluppato dallo psicoterapeuta cognitivista americano Allan Botkin e che, basandosi sulle stimolazioni bilaterali alternate (movimenti oculari o tapping), permette a tante persone che soffrono per la morte di un proprio caro di accedere tramite induzione di uno stato mentale di ricettività a esperienze di after death communication, le stesse che possono sopravvenire in modo spontaneo e che costituiscono una preziosa risorsa per una sana elaborazione del lutto.

Il primo a valorizzare le after death communication fu John Bowlby, che rifiutava l’idea freudiana che il compito del lutto dovesse essere quello di staccare dai morti i ricordi e le aspettative dei superstiti.  La buona news è che oggi siamo in grado di promuovere, nel 75% dei casi e nello spazio di due sedute, queste straordinarie e  esperienze terapeutiche.

 

IADC: primo congresso italiano degli psicologi che praticano questa nuova forma di psicoterapia

Il primo e il 2 luglio si è svolto a Pienza il primo congresso italiano degli psicoterapeuti che praticano la IADC Therapy. Sono lieto di poter dire che l’incontro è stato molto interessante e produttivo. Prima di tutto abbiamo approfondito la fenomenologia dell’IADC. In secondo luogo ci siamo confrontati sulla procedura utilizzata, così da poterla applicare nel modo più fruttuoso. Abbiamo quindi discusso dello screening, in modo da poter riconoscere meglio coloro che non sono pronti per usufruire di questo intervento. Infine abbiamo programmato la ricerca scientifica, sia come ricerca sull’efficacia dell’IADC Therapy che come ricerca di base sulla natura delle straordinarie esperienze vissute dai nostri pazienti.

Al di là della timidezza e dell’imprudenza

Parlare apertamente per affermare se stessi non è sempre facile. Sono frequenti situazioni in cui lo si fa troppo o troppo poco. Esistono contesti nei quali si creano facilmente quelli che vengono chiamati “doppi legami”, per esempio il doppio legame del basso potere o quello dell’auto-promozione. Ci sono però delle vie utili per espandere il margine delle nostre possibilità. E’ importante conoscerle per poterle percorrere. In questa conferenza lo psicologo sociale Adam Galinsky ci parla dell’effetto mamma orso, del cambio di prospettiva, della strategia del chiedere consiglio, dell’importanza di mostrare passione. Il ricorso ad esse dovrà essere mirato, realizzato con la consapevolezza del terreno in cui ci si muove.

Di cosa parliamo quando parliamo di psicoterapia? Alcune osservazioni sulla diagnosi

Per  avviare una psicoterapia efficace è importante che lo psicologo realizzi un buon inquadramento diagnostico. A tal fine vanno considerate tre dimensioni. La prima è quella della personalità. Infatti i problemi presentati da una persona possono essere effettivamente compresi solo se collocati nel contesto della sua organizzazione mentale. Un medesimo sintomo può avere un significato diverso a seconda dei significati che entrano in gioco e questi fanno tutt’uno con la personalità, ovvero con le modalità abbastanza stabili di pensare, sentire e comportarsi che discendono da sistemi di credenze e di valori. Inoltre molti problemi nascono direttamente da quelli che vengono chiamati disturbi di personalità, che si hanno quando l’organizzazione mentale compromette la capacità di amare e di lavorare, così creando al soggetto e/o agli altri un disagio significativo.

La seconda dimensione è quella del funzionamento mentale.  Ci si riferisce al livello raggiunto dalla persona in diverse aree fondamentali, come per esempio nell’attenzione e nell’apprendimento, nelle relazioni, nella sicurezza e rispetto di sé, nelle maturità delle difese mentali, nel livello di rappresentazione interna delle esperienze affettivamente ed emotivamente significative, nel grado di differenziazione e integrazione raggiunti da questa rappresentazione, nella misura in cui si è capaci di attuare un’autosservazione, nello sviluppo del proprio senso morale e nell’equilibrio raggiunto dai propri valori.

La terza dimensione importante ai fini di effettuare una buona diagnosi è quella dell’esperienza che la persona fa delle proprie difficoltà prevalenti, cioè degli eventuali sintomi di tipo cognitivo, affettivo, emotivo, somatico e relazionale che si associano ai vari disturbi.

Chi ben inizia è a metà dell’opera.

Cosa possiamo fare per prevenire l’Alzheimer

Possiamo prevenire l’Alzheimer? E come? In questa recente e interessantissima conferenza Lisa Genova, neuroscienziata e autrice del romanzo sul tema dell’Alzheimer Still Alice, pubblicato in milioni di copie e tradotto in 37 lingue, ci spiega cosa fare per prevenire questa malattia ed essere resilienti ad essa qualora si fosse instaurata. Sono informazioni preziose, di cui tutti dovremmo disporre, quanto prima.