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Come la frustrazione può renderci più creativi

Dal concerto di Colonia di Keith Jarrett è nato l’album di piano più venduto al mondo e anche l’album solista di jazz più veduto di sempre. E’ veramente interessante venire a conoscere la storia di questo concerto, lo strano modo in cui esso è nato. Questa narrazione mette in evidenza  come gli ostacoli al lavoro creativo possono paradossalmente promuoverlo, spingerci a pensare fuori dagli schemi.  Si comprende allora che solo perché qualche evento non piace, non significa che non stia aiutando. Capiamo che le difficoltà possono avere una faccia nascosta: quella delle opportunità.

Prendere decisioni in gruppo

Cosa succede quando i gruppi prendono decisioni? Quali sono le condizioni che influenzano la qualità di esse? Come valorizzare il confronto? Soprattutto quando le decisioni hanno rilevanza per importanti questioni sociali e politiche?  In questo video assistiamo a un esperimento in cui vengono proposti, fra l’altro, due dilemmi morali. Quali differenze emergeranno confrontando le decisioni assunte singolarmente da quelle prese in un piccolo gruppo? E casa differenzierà i gruppi che hanno raggiunto il consenso da quelli che non ci sono riusciti?

La matematica dell’amore

In questa conferenza Hannah Fry ci parla di come la matematica abbia delle cose interessanti da dirci anche sull’amore. In particolare, analizzando la comunicazione delle coppie emerge che il divorzio appare più probabile in quelle dove la cosiddetta “soglia di negatività” è alta. Si tratta di un dato generalmente controintuitivo.

Alzheimer, una malattia su cui documentarsi

L’Alzheimer è una malattia che colpisce 40 milioni di persone nel mondo. Oggi è sostanzialmente incurabile, anche se la ricerca potrebbe fornirci nei prossimi decenni le cure necessarie. Il presente video andrebbe visto insieme a quello di Lisa Genova, che trovate su questo mio sito. In esso la ricercatrice italiana spiegava come poter prevenire questa grave malattia.

Esperienze di premorte e ricerca scientifica

La coscienza sopravvive o no alla morte? Pin van Lommel, cardiologo olandese, ha iniziato il proprio percorso di ricerca sulle NDE (Near-Death Experiences, o esperienze di premorte) dopo avere notato la quantità di pazienti che, a seguito di un infarto che aveva causato uno stato temporaneo di morte clinica, dichiaravano di avere avuto visioni dell’aldilà. Nel 2001 ha pubblicato su The Lancet (una delle più prestigiose riviste mediche internazionali) uno studio poi diventato celeberrimo sulle NDE. In questo libro ci illustra la sua ricerca scientifica sul problema  della vita dopo la vita.

Stress, sua gestione e salute

C’è modo e modo di confrontarsi con lo stress e può derivarne una grande differenza nei termini della nostra salute. La psicologa  Kelly Mcgonigal ce lo spiega in questa breve conferenza.

Le Near Death Experience (esperienze di pre-morte)

Un quadro fenomenico molto articolato che sopravviene quando la persona si trova in uno stato fisico caratterizzato dall’assenza di attività cardiaca e cerebrale oppure in uno stato di coma.  Stiamo parlando delle near death experience o NDE (esperienze di pre-morte). Si tratta di qualcosa ben più diffuso di quanto si possa pensare.  Uno studio condotto in Germania ha calcolato che il  4,2% della popolazione tedesca ricorda di aver vissuto una NDE. In questo breve documentario Raymond Moody – lo psichiatra che per primo, insieme a un altro medico, la dottoressa Elisabeth Kübler Ross, riconobbe l’esistenza delle NDE – intervista Eben Alexander, neurochirurgo che ha vissuto in prima persona una di tali esperienze. Inoltre nel filmato possiamo ascoltare i racconti di diverse altre persone che sono tornate da uno stato di morte clinica.

IADC: corso di formazione

Ho il piacere di informare che sabato 16 e domenica 17 Settembre 2017 condurrò a Roma un corso di formazione in Induced After Death Communication Therapy (IADC Therapy). Si tratta di un training volto a far acquisire nuove competenze professionali necessarie a quegli psicoterapeuti che fra i propri compiti di cura si assumono anche quello di aiutare i loro pazienti a elaborare il lutto che può averli colpiti e a sanare le conseguenze che possono derivare da quello che ha assunto la forma di lutto complicato.

Per consentire un’effettiva acquisizione della tecnica il training è a numero chiuso e pertanto il numero di partecipanti non potrà superare la soglia di 12. Al termine verrà rilasciato il Certificate of Training for After-Death Communication Therapy, che abilita all’applicazione dell’IADC nella pratica clinica.

Che cosa è l’IADC Therapy? Si tratta di una forma di intervento clinico che è stato sviluppato dallo psicoterapeuta cognitivista americano Allan Botkin e che, basandosi sulle stimolazioni bilaterali alternate (movimenti oculari o tapping), permette a tante persone che soffrono per la morte di un proprio caro di accedere tramite induzione di uno stato mentale di ricettività a esperienze di after death communication, le stesse che possono sopravvenire in modo spontaneo e che costituiscono una preziosa risorsa per una sana elaborazione del lutto.

Il primo a valorizzare le after death communication fu John Bowlby, che rifiutava l’idea freudiana che il compito del lutto dovesse essere quello di staccare dai morti i ricordi e le aspettative dei superstiti.  La buona news è che oggi siamo in grado di promuovere, nel 75% dei casi e nello spazio di due sedute, queste straordinarie e  esperienze terapeutiche.

 

IADC: primo congresso italiano degli psicologi che praticano questa nuova forma di psicoterapia

Il primo e il 2 luglio si è svolto a Pienza il primo congresso italiano degli psicoterapeuti che praticano la IADC Therapy. Sono lieto di poter dire che l’incontro è stato molto interessante e produttivo. Prima di tutto abbiamo approfondito la fenomenologia dell’IADC. In secondo luogo ci siamo confrontati sulla procedura utilizzata, così da poterla applicare nel modo più fruttuoso. Abbiamo quindi discusso dello screening, in modo da poter riconoscere meglio coloro che non sono pronti per usufruire di questo intervento. Infine abbiamo programmato la ricerca scientifica, sia come ricerca sull’efficacia dell’IADC Therapy che come ricerca di base sulla natura delle straordinarie esperienze vissute dai nostri pazienti.