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IADC, ovvero come curare il lutto grave con l’esperienza del ricongiungimento

Dal 26 al 28 ottobre 2018 si svolgerà a L’Aquila, presso il Canadian Hotel (Loc. Casermette) –67100 – L’Aquila (100 mt dall’uscita “L’Aquila Ovest” dell’A24),  con il patrocinio della Regione Abruzzo e del Comune de L’Aquila, la Settima Edizione del Convegno Nazionale “La Vita oltre la Vita”. Venerdì 26 ottobre alle 16,15 si svolgerà la mia relazione:  “IADC, ovvero come curare il lutto grave con l’esperienza del ricongiungimento”.

Deathbed Vision e Near Death Experience

Le deathbed vision sono visioni sul letto di morte che si verificano frequentemente nell’arco delle ore che precedono il momento del trapasso. Il segnale che testimonia l’inizio dell’esperienza è uno stato di serenità che appare sul volto del morente. Al morente appaiono i propri cari già morti e mai chi è ancora in vita. Si è accolti da coloro con cui si è stabilito un rapporto di amore. Il visitatore viene percepito come una presenza confortante, venuta per recare aiuto nel processo della transizione e per accompagnare oltre i confini della morte fisica. Le deathbed vision non sono causate da febbre elevata, assunzione di farmaci e collasso di un organo vitale del corpo.

Le Near Death Experience sono quell’insieme articolato e coerente di esperienze di Aldilà che viene vissuto da chi si trova in uno stato di morte clinica: niente respiro,  battito cardiaco e attività cerebrale (l’elettroencefalogramma è piatto). Sono molto diffuse, come risulta dagli studi volti a misurarne la frequenza: 5% della popolazione americana e 4,2% di quella tedesca, per esempio. Le near death experience comprendono le esperienze fuori dal corpo; le indagini scientifiche condotte su queste ultime hanno corroborato la loro oggettività.

Dal 19 al 21 ottobre 2018 l’Associazione ArtInMovimento propone, presso il Quality Hotel Atlantic di Borgaro Torinese, sito in via Lanzo 163-165, la terza edizione del convegno “Andare oltre. Uniti nella luce”. Sabato 20 ottobre dalle ore 10 alle 11,25 svolgerò la relazione “Deathbed vision e Near Death Experience: prospettive sull’Aldilà”, con la quale approfondirò la fenomenologia e la natura di queste esperienze.

Interventi sulla IADC Therapy al prossimo convegno di Cattolica

A Cattolica nei giorni 27-28-29-30 settembre 2018, presso il Centro Congressi Waldorf Palace Hotel – via Gran Bretagna 10, con il Patrocinio dell’Assessorato al Turismo  del Comune di Cattolica, si svolgerà il XXXII Convegno Internazionale del Movimento della Speranza sul tema LA RICERCA INFINITA. Sabato 29 settembre alle ore 11,30 svolgerò una relazione dal titolo “IADC – Comunicazione indotta post-mortem: comunicare con i nostri cari oltre il tempo della loro vita”. In particolare, sarà anzitutto descritta la variegata fenomenologia delle esperienze di IADC vissute dai miei pazienti e quindi messa a confronto con quella delle esperienze sul letto di morte e  delle esperienze di pre-morte. Queste esperienze rappresentano una forma di allucinazione o di percezione oggettiva, seppur non materiale? Cosa traggono le persone dalle proprie esperienze di IADC?

Lo stesso giorno, dalle ore  20,30 alle 23,30 condurrò il seminario “Le Induced After Death Communication (IADC) e le altre esperienze di mondo ultraterreno: cosa ci dicono sulla morte e sulla vita”. In questo secondo momento di confronto con il pubblico esporrò le riflessioni che, alla luce degli ultimi approdi cui sono giunti il pensiero scientifico e quello filosofico, possiamo fare sui diversi tipi di esperienze percettive ultra-mondane. Si tratta di una parte importante del discorso complessivo sul mondo e l’oltremondo. In particolare, è necessario cercare di dare una risposta razionale, seppur provvisoria, a domande come le seguenti: La materia può produrre a coscienza? Ha un significato il nostro incarnarci ed entrare nel tempo mondano? Perché c’è la morte, e perché il dolore?  Che risposte possiamo dare alla morte? Perché il male? Esiste un Dio? Se Dio esiste, può essere assolto dal male del mondo? Che rapporto c’è fra destino e libero arbitrio? Come possiamo articolare un discorso sui valori? Come intendere, infine, il senso della nostra vita, in generale e nel nostro specifico di singole persone?

La terapia IADC per affrontare il lutto grave

La IADC Therapy prevede due sedute di terapia in due giorni consecutivi.
La prima seduta mira a elaborare la tristezza per la perdita del proprio caro.  Si ricorre alle stimolazioni bilaterali proprio per accelerare il processo di elaborazione. In questa fase il paziente entra in contatto profondo con la propria sofferenza mentre è sottoposto a delle stimolazioni visive o tattili che vengono indirizzate in modo alternato agli emisferi cerebrali destro e sinistro.  E’ fondamentale che lo psicoterapeuta sia in grado di seguire con partecipazione empatica il suo paziente e al tempo stesso di guidarlo con fermezza e competenza all’interno del suo dolore. 

La seconda seduta è quella dell’induzione di uno stato mentale di ricettività all’esperienza di  after death communication, cioè di comunicazione con la persona amata ma perduta. Il paziente può allora (nel 75% dei casi) percepire in prima persona il proprio caro, attraverso uno o più canali sensoriali variamente combinati: visione, tatto, senso di presenza, telepatia. La persona in lutto può spesso rivolgere al defunto le domande che vuole e riceverne quindi le risposte, può esprimerle il proprio amore, può chiedere perdono per dei torti che sente di averle fatto, etc.  Questa esperienza di momentaneo ricongiungimento lascia un segno profondo in chi la vive. Infatti dà avvio allo sviluppo di quattro convinzioni importanti:

  1. la persona amata c’è ancora, anche se in modo immateriale;
  2. lei sta bene;
  3. lei mi è quotidianamente vicino;
  4. un giorno ci ritroveremo.

Un breve processo di screening viene effettuato per telefono prima di concordare le due sedute di IADC Therapy. Se venisse stabilito che la IADC Therapy potrebbe non essere momentaneamente appropriata per un paziente, gli sarà comunque offerta una forma alternativa di intervento psicologico volto a sostenerlo nel confronto col suo dolore e a favorire l’elaborazione del suo lutto.

La IADC Therapy non comporta la fine del lutto. Questo è un cammino che necessita fisiologicamente delle sue tappe. Anzi, certi lutti non finiscono mai. Quello che cambia è  il senso con cui cui si affronta la perdita. E’ questo mutamento profondo di significato che aiuta la persona in lutto, anche dal punto di vista emotivo. Il legame con il proprio caro continua, come prima. Si avranno però la forza e i motivi di viverlo in maniera diversa.

 

 

IADC Therapy

Molte persone mi hanno chiesto informazioni sulla IADC Therapy. Cercherò qui di riassumere. Si tratta di una nuova procedura di intervento psicoterapeutico con cui promuovere un’evoluzione favorevole del lutto, soprattutto nei casi di lutto grave e complicato.
Grazie a tale modalità di intervento numerosi reduci del Vietnam sono riusciti a superare il lutto traumatico e complicato di cui soffrivano da decenni per la morte di commilitoni o civili. Cosa ha fatto la differenza? Un’esperienza di comunicazione con questi ultimi. L’efficacissima risorsa psicoterapeutica è nata da alcune modifiche che lo psicologo Allan Botkin apportò alla tecnica EMDR. L’intento era quello di migliorare l’efficacia curativa di questa tecnica per il disturbo post-traumatico da stress, ma inaspettatamente emerse un dato sorprendente: quando la patologia del reduce era quella del lutto traumatico e complicato, la persona entrava in uno stato mentale grazie al quale accedeva spontaneamente a una varia combinazione di percezioni visive, uditive tattili, uditive e telepatiche che costituivano il quadro di un’esperienza di comunicazione e ricongiungimento momentaneo con colui per la cui morte provava da decenni un dolore acuto e insormontabile. Naturalmente l’IADC venne poi messa a disposizione di tutti coloro che soffrono per un lutto. I risultati sono clamorosi. Nell’arco di due sedute l’IADC Therapy permette a circa il 75% dei pazienti di avere un’esperienza spontanea di comunicazione con il proprio caro non più in vita e, grazie a essa, di cambiare le proprie convinzioni profonde sul senso della perdita subita. Dalle nuove prospettive di significato derivano rapide e notevoli evoluzioni dello stato emotivo, cioè il superamento della disperazione, di eventuali tormentosi sensi di colpa e di questioni lasciate in sospeso. Parliamo dunque di una forma di intervento clinico che permette a tante persone colpite dalla perdita di un proprio caro di accedere tramite induzione di uno stato mentale di ricettività a quelle stesse after death communication che, alquanto diffuse fra chi attraversa un lutto significativo, possono sopravvenire in modo totalmente spontaneo e rappresentano una preziosa risorsa per una sana e favorevole elaborazione del lutto stesso. La differenza è che le ADC vissute tramite induzione dello stato di ricettività sono molto più lunghe, ricche e articolate.

E’ efficace la psicoterapia?

La ricerca ha dimostrato che la maggior parte delle persone che ricevono la psicoterapia ne traggono beneficio;  circa il 75%.  Cambiano pensieri, emozioni e comportamenti. I benefici includono anche meno giorni di malattia, meno invalidità, meno problemi medici e maggiore soddisfazione lavorativa.

Con l’uso delle tecniche di imaging cerebrale i ricercatori sono stati in grado di registrare i cambiamenti nel cervello che si verificano dopo che una persona ha realizzato un percorso psicoterapeutico per affrontare un disturbo mentale (tra cui depressione, disturbo di panico, disturbi da stress post-traumatico e altre condizioni).

Per ottenere il massimo dalla psicoterapia è importante affrontare la terapia come uno sforzo collaborativo, essere aperti, svolgere fra tra una seduta e l’altra i compiti concordati.

Non patire la tua depressione in silenzio

La prevalenza dei disturbi depressivi nell’arco di 12 mesi è superiore al 10%. Fra i 18 e i 29 anni è tre volte superiore di quella che si riscontra dopo i 60 anni. Le donne hanno tassi maggiori da 1,5  a 3 volte rispetto agli uomini.

Passeggiare aiuta la creatività

Oltre che che piacevole, passeggiare può essere anche utile per trovare nuove idee con cui affrontare un problema. E’ quanto emerge da uno studio svolto negli USA, in cui sono stati messi a confronto i risultati creativi ottenuti da persone che facevano brainstorming sedute o passeggiando.